Sic transit gloria mundi – Alessandro Spoladore

Sic transit gloria mundi – Alessandro Spoladore

Sic transit gloria mundi [1]

 

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Ogni processo conoscitivo avviene tramite un sistema trinitario di tesi, antitesi e sintesi. Dove la tesi è il dialogo che la realtà esterna ci propone, l’antitesi e la tesi sono un gioco di domanda e risposta che nasce all’interno della nostra mente. Un individuo sa rispondere ad una domanda solo se previamente questo processo è avvenuto nel suo animo. Così una volta che il processo trinitario è avvenuto a termine, si produce un’unità costante. Questa unità costante è ciò che definiamo saggezza e essa si acquisisce attraverso una conoscenza empirica della realtà. La domanda ci assilla fino a che l’esperienza non ci ha fornito la risposta. Alle volte ci vuole un secondo, altre una vita intera. Ma non dobbiamo smettere di farci domande, poiché il vero peccato è quando per paura blocchiamo il nostro flusso di coscienza. Il peccato è smettere di amare per paura di mettere in gioco i propri sentimenti. Non basta restare vivi biologicamente, poiché laddove cessa la domanda è dove inizia lo sconfinato regno della paura che molti esseri umani definiscono: morte.

Il dubbio stimola questo processo invece la sofferenza non è che un processo di sintesi ove avviene lo sviluppo della conoscenza. L’esperienza della morte invece ci porta ad essere saggi. Poiché in realtà moriamo ogni volta che ci diamo una risposta e rinasciamo ogni volta che ci porgiamo una nuova domanda.

Destinato ad isolarmi nella rurale vita dell’eremita per comporre una poesia,
ho perso la via nel sole tramontato dietro i monti.
Morte prematura e benvenuta ti ringrazio,
Poiché solo attraverso questa eresia ho compreso la dolce e semplice via
di un viandante che ha trasfigurato la putrefazione
di un mondo destinato alla deriva, abisso infernale,
sublime canto di disperato amore.
Sei confuso?
Anche io lo sono, ma continuo a camminare
poiché ho inteso che la vita è la prova empirica della stessa essenza che,
colta in flagrante, denota un certo imbarazzo nel vedersi rispecchiata
in una putrida palude battesimale.
Poi forse abbiamo errato e dimenticato,
ma la rinascita è una costanza senza precedenti,
con gran stupore ci rispecchiammo nella limpida fonte da dove nacque il giglio;
dalla palude nacque un fiore di loto ed ogni parola appartenne all’ignoto,
l’uomo iniziò a parlare e perse il senso della stessa.

Ora vaghiamo come dei re e viviamo come degli schiavi, pensando di sapere il Nulla e sottovalutando il Tutto.

Universo di una totalità sublime salvaci dalla nostra idiozia e mostraci la via!

SIC TRANSIT GLORIA MUNDI

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Alessandro Spoladore

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Nota

  1. Tratto dal libro Nebbia di Luce, capitolo: “Prosa poetica di una morte prematura” [Morlacchi editore 2018]. Versione spagnola: La sonata del lirio [Ars Poetica 2017].
  2. https://www.morlacchilibri.com/varia/index.php?content=scheda&id=559
  3. https://www.arspoetica.es/libro/la-sonata-del-lirio_43894/
Autor
Categories: La Stravaganza